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Hüter der Ordnung – Uno sguardo sul legame di continuità/discontinuità nei Ministeri degli Interni di RFT e RDT dopo il 1945

9 gennaio 2019 No Comment

Hüter der Ordnung – Uno sguardo sul legame di continuità/discontinuità

nei Ministeri degli Interni di RFT e RDT dopo il 1945

 

Sin dal dicembre del 2014 l’Institut für Zeitgeschichte di Monaco di Baviera (IfZ) insieme al Zentrum für Zeithistorische Forschung di Potsdam (ZZF) si è dedicato ad uno studio riguardante la storia dei Ministeri degli Interni della Repubblica Federale Tedesca (Bundesministerium des Inneren, BMI) e della Repubblica Democratica Tedesca (Ministerium des Inneren, MdI) dopo la seconda guerra mondiale. Il focus di tale indagine è rappresentato soprattutto dai perduranti legami dei suddetti ministeri con le strutture e con il personale di epoca nazionalsocialista. Il progetto di ricerca, guidato da Andreas Wirsching (direttore dell’IfZ di Monaco) e da Frank Bösch (condirettore del ZZF di Potsdam), ha preso vita nel 2014 come collaborazione con il Ministero degli Interni tedesco.

Il 19 giugno 2018 i risultati della pluriennale ricerca sono stati presentati sotto forma di un volume curato da Wirsching e Bösch, intitolato “Hüter der Ordnung. Die Innenministerien in Bonn und Ost-Berlin nach dem Nationalsozialismus”.[1] Nel ripercorrere i legami fra i ministeri degli Interni tedeschi del dopoguerra con il personale del Terzo Reich è stata seguita una duplice prospettiva di indagine: in primo luogo, sono state studiate e analizzate le biografie dei principali esponenti di tali ministeri (a partire dai Referatsleiter); in secondo luogo, sono state messe in evidenza le concrete conseguenze che la continuità del personale fra epoca bellica e postbellica ebbe sull’operato dei due ministeri degli Interni della Germania divisa. Proprio attraverso un approccio di storia comparata fra Germania Est e Germania Ovest, sono emersi interessanti ”fili rossi”, sullo sfondo della grande diversità dei contesti politico-sociali in cui si inseriscono le vicende dei due ministeri. Salta così subito all’occhio, ad esempio, quanto variasse fra i due Ministeri la percentuale del personale precedentemente attivo nel Reichsinnenministerium e poi passato, senza grandi ostacoli, rispettivamente al BMI o al MdI. Di fatto, e non sorprendentemente, “Hüter der Ordung” a questo proposito rivela una percentuale assai più elevata nel caso della RFT rispetto alla RDT, che nel MdI sembra essersi servita più che di personale del Reichsinnenministerium, di elementi esterni ad esso, come giuristi e magistrati, che però non di rado risultarono anche loro compromessi per via dei ruoli svolti durante gli anni di guerra nei territori occupati dalla Wehrmacht.[2]

Il gruppo di lavoro che ha dato vita al volume “Hüter der Ordnung” si inserisce dunque nella lunga lista di gruppi di ricerca e commissioni storiche istituiti in Germania negli ultimi decenni su convocazione o commissione degli organi istituzionali tedeschi. Questo ”trend della memoria”, che ha riguardato il passato nazionalsocialista delle istituzioni statali – ma anche di importanti istituti di ricerca nazionali, nonché di importanti e rinomate espressioni del mondo industriale tedesco – in epoca postbellica, ha fatto sorgere domande non solo circa autonomia e indipendenza di simili ricerche, ma anche riguardo il pericolo dell’utilizzo della storia ”su commissione” come strumento politico da parte di ministeri ed enti statali.[3] Come esempio si può a tal proposito segnalare il volume “Die Akte Rosenburg – Das Bundesministerium der Justiz und die NS-Zeit”, curato dallo storico Manfred Görtemaker e dal giurista Christoph Safferling e risultato del lavoro di una commissione indipendente istituita dallo stesso Bundesministerium der Justiz und für Verbraucherschutz nel 2012.[4] Riguardo a tale pubblicazione è stata di fatto giustamente fatta rilevare la pericolosa limitazione rispetto una ricerca scientifica indipendente all’interno degli archivi del Ministero della Giustizia tedesco. In alcuni casi, infatti, Görtemaker e Safferling sembrerebbero essersi trovati di fronte ad un’acuta mancanza di fonti per poter provare fino in fondo le loro tesi, dovendosi basare esclusivamente su quel materiale documentario fornito loro dallo stesso Ministero.[5]

Sarah Lias Ceide

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[1]BÖSCH F./WIRSCHING A. (a cura di), Hüter der Ordnung. Die Innenministerien in Bonn und Ost-Berlin nach dem Nationalsozialismus, Wallstein, Göttingen, 2018.

[2]Ausführliche Ergebnisse der Studie ”Hüter der Ordnung”, in sito web dell’IfZ München,URL

<https://www.ifzmuenchen.de/fileadmin/user_upload/Forschung/BMI_Projekt/Hueter_der_Ordnung_Zusammenfassung.pdf> (consultato il 25/01/2019).

[3]Si veda a tal proposito i seguenti articoli dispondibili sul sito SISCALT: FONZI P., Commissioni storiche e istituzioni nella BRD, 12 dicembre 2012, URL <http://www.siscalt.it/ita/commissioni-storiche-e-istituzioni-nella-brd/ > (consultato il 23/01/2019); LIAS CEIDE S., Il BND tra mito e commissione storica, 11 maggio 2018, URL < http://www.siscalt.it/ita/il-bnd-tra-mito-e-commissione-storica/ > (consultato il 23/01/2019); da segnalare anche la recensione di D’ONOFRIO A., L’Armadio blindato della vergogna. L’Archivio del Ministero degli Esteri, 12 maggio 2012, URL <http://www.siscalt.it/ita/armadio-blindato-della-vergogna-l%E2%80%99archivio-del-ministero-degli-esteri/ > (consultato il 23/01/2019).

[4]GÖRTEMAKER M./SAFFERLING C. (a cura di), Die Akte Rosenburg – Das Bundesministerium der Justiz und die NS-Zeit, C.H.Beck, München, 2016.

[5]SELIGER H., recensione di Die Akte Rosenburg, 02.02.2017,  sul sito  H-Soz-Kult, URL < https://www.hsozkult.de/publicationreview/id/rezbuecher-26310 > (consultato il 25/01/2019).

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